Lagorai: Bivacco Coldosè – Bivacco Paolo e Nicola

Catena del Lagorai, Trentino. Fine ottobre 2014. Ieri in quota ha nevicato. Previsioni in valle per oggi: vento. Domani però dovrebbe essere splendido. Quest’avventura con Tallulah sul Lagorai parte dal Rifugio Refavaie e prevede un percorso ad anello: Refavaie – Bivacco Coldosè – Bivacco Paolo e Nicola e ritorno. Prevedo anche di non essere sicuro di poterlo realizzare, per cui, nel caso, potrei fermarmi prima, alla Malga Coldosè, oppure tornare mestamente alla mia auto… Ma sono fiducioso.

La sterrata forestale (n° 335-339) che parte dal Rifugio Refavaie (1100 m) – l’abbiamo già percorsa altre volte – sale senza essere ripida lungo il torrente, il rivo di Coldosè; il tempo è buono, ma effettivamente ventoso, le cime degli abeti sono scosse dall’impeto delle folate. La temperatura è già piuttosto fresca. Al bivio seguo l’indicazione per la Forcella di Coldosè, per il sentiero n° 339. Nel bosco, i resti della nevicata del giorno prima, ma solo poche tracce sono rimaste sulla forestale. Al primo sprazzo di neve, Tallulah ci va subito sopra, annusa e scava un poco …poi mi guarda con espressione un po’ incredula, come in attesa di conferma … le dico “Vai!!” …e parte a correre tutto intorno sulla neve come una matta felice. La prima neve dopo l’estate.

Al termine della sterrata il sentiero prende a salire nel bosco, sulla destra. E cominciamo a camminare costantemente sulla neve. Indosso le ghette, la neve non è ancora troppa, ma aumenta man mano che saliamo. Qualche dubbio ogni tanto nell’individuare il sentiero, ma seguo i bolli rossi, abbastanza frequenti e soprattutto seguo Lana, che davanti a me da brava lupetta segue la pista del sentiero. Cioè, segue fedelmente la traccia di coloro che sono passati prima me: infatti, impronte fresche di un paio di persone ci precedono. Immagino che non si fermeranno per la notte, mi attendo di incrociarli mentre rientrano, visto che è primo pomeriggio. Ma non incontrerò nessuno. Il vento è sempre abbastanza teso. Dopo un taglio in costa il sentiero riprende a salire inoltrandosi nella valle che conduce alla forcella di Coldosè. Il vento qui è ben più forte, incanalato giù, mi rende faticosa la salita, alza mulinelli di neve e ghiaccio fine nella stretta valle in ombra. Il vento si fa accompagnare dal freddo pungente, l’ultimo centinaio di metri di dislivello mi risulta molto difficoltoso anche per dei crampi – inusuali per me – che mi prendono alle gambe. Lana è anche lei un po’ in difficoltà a causa delle sferzate del vento contro, cerca riparo dietro le rocce, dietro di me, cerca di cambiar strada, ma la tengo sul sentiero per non rischiare di perderci.

Arrivo finalmente (circa 3 ore) al bivacco Coldosè (2100 m), vedo che è illuminato, che c’è già qualcuno. Entriamo, chiudo la porta dietro di me, mi fermo sulla soglia, con Lana al guinzaglio corto, saluto un po’ stravolto dal vento e dalla fatica dei minuti precedenti, colpito dal calore interno, con gli occhiali appannati.  Qualche saluto in risposta da parte degli altri, forse sorpresi di vederci arrivare, e un tipo che invece di salutare se ne esce dicendo “il bivacco è fatto per i cristiani, i cani dovrebbero stare fuori“. Rimango un momento interdetto, insicuro su quale risposta sia più appropriata. Mi limito ad un “non penso proprio“. Gli altri son tranquilli, invece, ci si saluta, poi mi siedo, mi cambio. Nel bivacco ci sono quattro al tavolo, due arrivati oggi (quelli di cui abbiamo seguito le tracce salendo), due arrivati ieri, rimasti al bivacco, bloccati dal mal tempo (e, devo dire, equipaggiati non proprio bene). Altri stanno dormendo nelle cuccette, nella stanza accanto. Sono saliti stamattina, scoprirò, dopo una serata “da leoni” giù in valle, e stanno …smaltendo. Compagnia numerosa, insomma. Avrei preferito la nostra tranquillità a due, ma trovare il locale già caldo, in questo caso, ha compensato. Lana rimane tranquilla, non si agita troppo, nonostante gli spazi stretti. La sera dopo cena c’è tempo anche per una bella partita a carte. No, Lana non ha giocato.

Il bivacco è nuovo, tenuto benissimo, pulito e confortevole, tavoli, stufa, letti a castello, c’è anche un caricabatterie a disposizione.

Per la notte, per fortuna, le brande sono sufficienti per tutti, uno gentilmente mi cede un posto a piano terra sui letti a castello, così sono vicino alla Lana.

Al mattino, il vento è calato, il cielo è terso, il sole salirà di lì a poco e la vista sull’antistante Cima d’Asta è stupenda. Ci avviamo in cinque verso la stessa meta, il bivacco Paolo e Nicola. Scavalchiamo la forcella e scendiamo sul sentiero innevato (339), l’intenzione – mia almeno – sarebbe prendere poi deviare per il 349, passare per il lago Brutto e arrivare al bivacco. La neve confonde, le opinioni sul punto della deviazione divergono un po’, ma non ha molta rilevanza, proseguiamo seguendo l’itinerario più agevole, a ci troviamo sul n° 349b, che fa il giro più largo, passando sopra la Malga e il lago di Moregna. Lungo il percorso ci si distanzia un po’, il paesaggio è grandioso, si cammina agevolmente sulla neve, ma non troppa, il dislivello del saliscendi non è molto. Arriviamo per pranzo alla forcella di Valmaggiore e al Bivacco Paolo e Nicola (2180 m). Anche questo bivacco è stato ristrutturato di recente, ed è molto bello, ben tenuto, accogliente.

Dopo pranzo, io e Lana affrontiamo veloci la discesa lungo il sentiero 335, passando nei pressi dei ruderi della Malga Coltorondo e infine arrivando a Refavaie in 1h40”.

Cartografia: Tabacco n°14 1:25000

 

 

 

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